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Lunedì 25 Gennaio 2010

News Associazioni

Rassegna dedicata ai Samurai

News Associazioni
Lunedì 25 Gennaio 2010, giornata intera
Lunedì 25 gennaio inizia “Samurai”, la nuova rassegna del circolo di cultura cinematografica Ameniccinema. Proiezione alle 21 presso la sala Alessandrini, in via Matilde di Canossa 18 a Crema (di fronta all'Ospedale Maggiore).
 
SAMURAI
25 gennaio – 15 febbraio
 
Il samurai era un militare del Giappone feudale appartenente ad una classe nobile. Il nome deriva dal verbo saburao (servire, tenersi a lato) da cui saburai (colui che serve). In epoca moderna la parola mutò in samurai anche se un termine più appropriato sarebbe bushi (guerriero), attualmente usato proprio per indicare la nobiltà guerriera. Col tempo i samurai persero la loro funzione militare per divenire, alla fine dell’era Tokugawa (1603-1867), essenzialmente dei burocrati dello shōgun. Nel tardo XIX sec. la classe fu abolita a favore di un esercito nazionale ma il bushidō, rigido codice d’onore dei samurai, è sopravvissuto e costituisce ancora oggi un nucleo di principi morali e di comportamento.
 
La rassegna propone quattro film incentrati su questa particolare figura di guerriero. LA SFIDA DEL SAMURAI (1961) di Akira Kurosawa, classico del genere e uno dei primi film che hanno contribuito alla sua diffusione in Occidente, in realtà è già una messa in discussione dei valori incarnati dal samurai. Non a caso il protagonista è un rōnin, un samurai senza padrone, che si fa beffe di due clan rivali vendendosi ad entrambi ma rimanendo in fondo padrone di se stesso. Ancora più diretta e radicale è la critica contenuta in HARAKIRI (1962) di Masaki Kobayashi che mostra il bushidō come un codice d'onore insieme disumano e ipocrita, volendo in questo modo attaccare indirettamente i valori alla base del militarismo giapponese. Curiosamente è proprio nell'unico film americano della rassegna, GHOST DOG – IL CODICE DEL SAMURAI (1999) di Jim Jarmusch, che queste regole di comportamento sono connotate positivamente e servono al protagonista, assassino di professione, a contrastare lo sfaldamento di un altro codice d'onore, quello della mafia italo-americana. ZATOICHI (2003) di Takeshi Kitano è infine un omaggio più al cinema di samurai che alla figura del samurai stesso. “Beat” Takeshi sceglie il registro comico e ridà vita al cieco virtuoso della katana protagonista di decine di film popolari. Uno sguardo affettuoso e ironico al chanbara (cappa e spada), genere che ha segnato un'epoca del cinema giapponese.
 
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