Venerdì 15 gennaio alle 21.00 nella Sala Grossi del Centro Pastorale di Cremona è presvisto il convegno "La guerra giusta, i pacifismi e l'impegno non violento: dall'esperienza di Mazzolari al Nobel di Obama”. In questa occasione verrà presentato il libro "Scritti sulla pace e sulla guerra", edizione critica a cura di Guido Formigoni e Massimo De Giuseppe. Quest'ultimo, docente allo Iulm e all'Università di Bologna - sarà anche il principale relatore della serata dopo l'introduzione di don Bruno Bignami, teologo e presidente della Fondazione Mazzolari e di Mario Gnocchi, presidente nazionale SAE. L’incontro è promosso dal Forum per la Pace e il Diritto dei Popoli (formato da esponenti delle ACLI, Pax Christi, Movimento Federalista Europeo).
Il malanno nazionalista
( Adesso, 15 ottobre 1955)
“Il senso dell’umana solidarietà e della cristiana fraternità, il solo che possa frenare gli egoismi nazionali, razziali…ha raggiunto con fatica il linguaggio dei diplomatici e l’aspirazione degli umili, ma tanto nei primi come nei secondi è rimasto in agguato il verme del particolarismo, che passa sotto il nome di “ onore nazionale”.
Finchè all’ONU si fa dell’accademia oppure si trattano i problemi degli assenti o degli ultimi, la bonaccia dura: appena si prende nota o si affaccia all’ordine del giorno un problema concreto di questo o quel membro influente, l’orgoglio nazionale insorge violentemente con tali colpi di scena che ci lasciano assai perplessi sul destino del mondo.
L’Algeria e il resto dell’Africa francese sono guai e problemi della Francia, ma siccome le reazioni, giuste o meno, del mondo arabo-musulmano, possono mettere in pericolo la pace del mondo, l’ONU che ha cura di essa, non può star a guardare con le mani in tasca.
Ascoltare un parere anche se non richiesto, ragionare insieme…non è un attentato alla dignità e all’onore nazionale. L’orgoglio e l’onore mal inteso hanno sempre dato fuoco alle polveriere.
Bisogna dire che noi occidentali ce l’abbiamo nel sangue il malanno nazionalistico, che storia, leggenda, letteratura portano a un livello eroico, che incanta persino gli uomini di religione.
Nessuno vuole la guerra, non tutti però vogliono o riescono a liberarsi dell’uomo vecchio, che macina la guerra al mulino nazionalistico, che maschera gli egoismi e gli interessi più sporchi.
Noi ci sentiamo italiani, all’Italia noi vogliamo bene: ma la Patria non è un idolo per noi, e neanche il primo dei beni, né sta al di sopra della Pace, molto meno contro la Pace.
Gli italiani sono uomini, ma pure il mondo è abitato, ovunque da uomini: gli italiani sono nostri fratelli, ma pur gli altri uomini, ovunque stiano e comunque parlino e preghino, sono nostri fratelli: un po’ più lontani ma ugualmente figli del Padre che abbiamo nei cieli, e nostro prossimo anch’essi.
Per un vacuo orgoglio, per soddisfare un puntiglio o uno sdegno, per ritorcere un affronto vero o immaginario, per una gloria che nei secoli gronda sangue da ogni parte, nessuno ha il diritto di spezzare la solidarietà umana e la cristiana fraternità.
Ogni applauso a simili gesti, è un applauso alla guerra.
Anche a costo di apparire “disfattisti”, noi rimaniamo ostinatamente alla opposizione di fronte a questo patriottismo di bassa lega: su questo mercato delle vecchie vanità diplomatiche e militari non abbiamo nessun baratto da fare. Noi ci teniamo la nostra ostinazione, la pace, che vale più di ogni decorazione.”
Primo Mazzolari