Offriamo uno spunto per un approfondimento a tutti i volontari (e non solo) su un argomento che verrà trattato nel contesto della Festa del Volontariato di Soncino: la nuova Enciclica "Caritas in veritate" dove, fra i tanti temi affrontati, Benedetto XVI fa un interessante affondo sul Terzo settore.
Il documento è stato steso nell'arco di 4 anni, sarebbe dovuto uscire due anni fa per celebrare i 40 anni della Populorum progressio ma per una serie di motivi è uscita in ritardo permettendo al Papa di attualizzare i suoi contenuti sulla crisi finanziaria ed economica in atto.
Siamo al crollo dei modelli anarco-liberali e stato-centrici.Questo documento fornisce una utile bussola per orientare il superamento della crisi legata all'economia globalizzata <<per una società a misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione>>.
Importante emerge il recupero del pensiero dell'economia civile, che <<ha bisogno dell'etica per il suo corretto funzionamento>> il recupero dei principi di fraternità che giochino un ruolo protagonista dentro l'economia e non solo accanto ad essa.
L'analisi del ruolo dello Stato porta inoltre ad una rivalutazione del suo ruolo e del suo potere, il suggerimento è quello che <<crescano un'attenzione e una partecipazione più sentite alla res publica da parte dei cittadini>>, <<le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è anzitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti>>.
Utilissime le riflessioni sullo sviluppo: non è sufficiente <<progredire solo da un punto di vista economico e tecnologico. Bisogna che lo sviluppo sia anzitutto vero e integrale>>.
In questo scenario il mondo del volontariato e del non profit rivestono un ruolo fondamentale e hanno bisogno di essere corratemente integrate nel sistema economico per orientare il mercato verso forme più civili e realmente competitive.
<<Considerando le tematiche relative al rapporto tra impresa ed etica, nonché l'evoluzione che il sistema produttivo sta compiendo, sembra che la distinzione finora invalsa tra imprese finalizzate al profitto (profit) e organizzazioni non finalizzate al profitto (non profit) non sia più in grado di dar conto completo della realtà, né di orientare efficacemente il futuro. In questi ultimi decenni è andata emergendo un'ampia area intermedia tra le due tipologie di imprese. Essa è costituita da imprese tradizionali, che però sottoscrivono dei patti di aiuto ai Paesi arretrati; da fondazioni che sono espressione di singole imprese; da gruppi di imprese aventi scopi di utilità sociale; dal variegato mondo dei soggetti della cosiddetta economia civile e di comunione. Non si tratta solo di un « terzo settore », ma di una nuova ampia realtà composita, che coinvolge il privato e il pubblico e che non esclude il profitto, ma lo considera strumento per realizzare finalità umane e sociali. Il fatto che queste imprese distribuiscano o meno gli utili oppure che assumano l'una o l'altra delle configurazioni previste dalle norme giuridiche diventa secondario rispetto alla loro disponibilità a concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e della società. È auspicabile che queste nuove forme di impresa trovino in tutti i Paesi anche adeguata configurazione giuridica e fiscale. Esse, senza nulla togliere all'importanza e all'utilità economica e sociale delle forme tradizionali di impresa, fanno evolvere il sistema verso una più chiara e compiuta assunzione dei doveri da parte dei soggetti economici. Non solo. È la stessa pluralità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo>>.



